Curiosità: la leggenda di Sabatia


di Caterina Pisu

La cultura popolare locale ha tramandato nel tempo la leggenda di una città antica sommersa dalle acque del lago: Sabatia. La credenza narra di una città molto prospera che occupava un vasto territorio prospiciente il lago. Come in tutte le leggende che si rispettino, poiché gli abitanti erano avidi e cattivi, non tardò ad arrivare la punizione divina e dopo vari giorni di diluvio la città fu sommersa dalle acque del lago. Si sarebbe salvata soltanto una bambina, rifugiatasi su un’altura presso l’odierna Bracciano, dove ora sorge la Chiesa del Riposo. Le tradizioni locali tendono a supportare l’identificazione di Sabatia con Trevignano Romano. La leggenda sarebbe avvalorata dalle testimonianze dei pescatori trevignanesi, “i quali riferiscono che nel fondale lacustre, a cento metri dalla riva antistante il paese, le loro reti restano sovente impigliate sul fondo riportando in superficie, dalla coltre melmosa che li ricopre, reperti di materiale edilizio” (O. Maciucchi, “Trevignano Romano. La Storia”, 1997,  p. 12).

Qualcuno, il 12 luglio 1982, arrivò a temere che la leggenda potesse ripetersi quando un’improvvisa pioggia torrenziale causò allagamenti e valanghe di fango in alcune zone abitate di Trevignano R., fino a seppellire le automobili e i locali del paese situati al pianterreno. Racconta Ofelio Maciucchi (“Una generazione ricorda”, 1985,  p. 148):

In alcuni momenti la scena assume aspetti drammatici. Sarà forse lo spavento che aveva invaso gli abitanti ad alterare la comparazione, ma taluni racconteranno poi che si sarebbe potuto ripetere la tragedia che travolse Sabatia. Perché ciò che verificasse sarebbe bastato che la massa fangosa, nella sua paurosa avanzata, avesse incontrato casupole costruite con travi e paglia, come le palafitte di quella sfortunata città, anziché solidi edifici costruiti con le moderne tecniche dell’edilizia“.

Ma dove affondano le loro radici queste leggende popolari? La prima menzione di un luogo denominato Sabatia o Sabate risale a Strabone (Geografia, V, 2) e al filosofo alessandrino Sozione (I sec. a. C.), la cui menzione di un lago Sabatino, nel fondale del quale si sarebbero potuti vedere i resti di una città sommersa, ci è tramandata dallo storico Filippo Cluverio (XVI secolo). Il Lago di Bracciano è denominato “lacus sabatinus” anche da Lucio Giunio Columella nel De Rustica (libro VIII, 16) e da Tito Livio, Ab urbe condita, IX, 36, che fa un accenno alla popolazione di Sabatia che, dopo la distruzione di Veio, fu incorporata, nel 387 a. C., a Roma come Tribus Sabatina.

Il nome Sabatia compare, infine, nella Tabula Peutingeriana, tra le stazioni ad Nonas e Forum Clodii del tracciato della via Cassia-Clodia.

A questo proposito bisogna dire, sapendo di deludere gli assertori dell’identificazione di Trevignano R. con Sabatia, che la via Clodia dalla statio di Careiae si dirigeva verso Anguillara, per cui Trevignano risulterebbe tagliata fuori da questo percorso, confutando una sua identificazione con Sabatia. L’archeologia può unicamente confermare, per il momento, l’esistenza di un oppidum etrusco, situato con molta probabilità sulla rocca (l’arx) e sul pianoro alle sue spalle, che ha avuto il suo periodo di maggiore fioritura tra l’VIII e la fine del VI sec. a.C., ma che non è la leggendaria Sabatia.

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