Trevignano Romano (RM): i tesori archeologici


Un territorio archeologicamente “sconosciuto”.

di Caterina Pisu (pubblicato nel 2004 su Archeomedia)

Trevignano Romano: la piazza Vittorio Emanuele III con alle spalle la Rocca Orsini

Trevignano Romano, meta di visitatori in ogni stagione dell’anno grazie alla bellezza del suo paesaggio lacustre ed alla buona ricettività turistica, sorge a nord-est del lago di Bracciano, a 45 km da Roma.
La riapertura del Museo Civico di Trevignano Romano, nell’Aprile 1997, ha rappresentato un felice investimento culturale per la cittadina, ancora poco nota dal punto di vista archeologico, sebbene lo scavo delle sue necropoli abbia restituito centinaia di reperti, alcuni dei quali di notevole valore artistico.
I più importanti scavi archeologici risalgono agli anni ’60 del secolo scorso e furono diretti dal Soprintendente Archeologo per l’Etruria Meridionale Mario Moretti, cui si deve il recupero dei corredi funerari di tombe prestigiose come la tomba dei Flabelli e la tomba Annesi Piacentini. Trevignano cominciò ad essere nota agli studiosi già tra la fine dell’800 e i primi anni del ‘900, con i primi sopralluoghi e ricognizioni svolte da importanti studiosi quali Adolfo Cozza, Angelo Pasqui, Enrico Stefani, Alessandro Della Seta e Giulio Quirino Giglioli.
In quegli anni prese corpo anche l’ipotesi che l’antico centro abitato, di cui purtroppo non restano tracce visibili, fosse ubicato su una delle alture che dominano l’odierna Trevignano. Certamente l’estesa presenza delle necropoli di VIII/V sec. a. C. avvalla l’ipotesi dell’esistenza di un abitato nelle sue vicinanze; la dislocazione stessa dei sepolcri finora rinvenuti permetterebbe di “vedere” un eventuale stanziamento sul pianoro di Monticello, rilevo che originariamente era collegato allo sperone roccioso su cui oggi sono visibili i resti della medievale Rocca Orsini (l’antica arx?). Il centro etrusco fu preceduto da altri piccoli insediamenti, i più antichi dei quali si datano all’età del Bronzo.
Il villaggio palafitticolo di Vicarello è uno dei siti preistorici più interessanti del territorio trevignanese ed ha restituito una documentazione preziosa per la conoscenza delle tipologie insediative in uso in questa zona. Il villaggio, che attualmente risulta sommerso ad una profondità variabile dai 4 agli 11 metri ed a 300 metri di distanza dalla linea di costa, in origine era ubicato ai margini del lago; per consolidare il fondo paludoso prima dell’edificazione delle capanne, si rese necessaria la costruzione di un terrazzamento artificiale costituito essenzialmente da pali verticali infissi nel terreno. Il sito era frequentato probabilmente già dal Neolitico, come documentano le armi e gli strumenti litici, punte di freccia, coltelli e grattatoi, rinvenuti nell’area della stipe votiva delle Aquae Apollinares, antichissime terme utilizzate fino a tarda epoca romana.

Le necropoli.

Le necropoli rappresentano l’unica documentazione importante a nostra disposizione relativamente al periodo cronologico compreso tra l’VIII ed il principio del V sec. a. C., cioè tra la fase orientalizzante e la fase arcaica della cultura etrusca. L’esame dei corredi funerari ha permesso di ricostruire il profilo sociale e culturale degli abitanti di Trevignano antica, un centro etrusco modesto ma integrato nel meccanismo di scambi economici e culturali che caratterizzano il periodo storico della sua esistenza. La sequenza cronologica delle necropoli trevignanesi ha una durata complessiva di circa tre secoli, durante i quali il piccolo centro raggiunge un discreto sviluppo economico e sociale, legato soprattutto al rafforzamento di una classe elitaria, probabilmente di origine veiente o comunque con stretti vincoli di parentela con famiglie veienti.
Le sepolture finora rinvenute sono circa 130, sparse all’interno di un’area ampia circa cento ettari, suddivisa in varie zone (Olivetello, Rigostano, Via della Macchia, La Bellera, I Castagni). Le sepolture di VIII secolo sono del tipo a pozzetto, con cinerari globulari racchiusi entro una custodia di tufo munita di coperchio, a fossa semplice e a fossa con loculo.
Con il passaggio alla fase orientalizzante e la comparsa delle prime tombe a camera, la necropoli mostra un progressivo ampliamento dei confini, fino a raggiungere la sua massima estensione tra la fine del VII e i primi decenni del VI sec. a. C. L’architettura funeraria di questo periodo non mostra esempi di particolare monumentalità ma le strutture sono semplici, a una o più raramente a due camere, precedute da un dromos o da una rampa di accesso. Soltanto la tomba dei Flabelli conserva tracce di pittura rossa sulle pareti.
I corredi funerari delle tombe più prestigiose di Trevignano evidenziano i contatti del sito con Caere, Veio e con la vicina area falisca, soprattutto per quanto riguarda alcune tipologie vascolari d’impasto e di bucchero.

Il Museo Civico.

All’interno del Palazzo Comunale di Trevignano Romano ha sede il Museo Civico, diretto dal Prof. Gregorio Bianchini, Presidente della Sezione locale dell’Archeoclub. Attualmente vi sono esposti i ricchi corredi funerari della tomba Annesi Piacentini e della tomba dei Flabelli.
Il corredo della tomba Annesi Piacentini, databile tra il 650 e il 550 a.C., era costituito da circa 230 reperti, tra i quali, oltre ad un centinaio di vasi di bucchero, sono visibili: una kylix attica a figure nere (vetrina 7, n. 2) in “stile miniaturistico”, di importazione greca, anforoni etrusco-corinzi a “teorie di animali” (vetrina 1, n.1 e vetrina 4, n.1) del Pittore della Hercle, una kylix con raffigurazione dipinta (vetrina 1, n.11 del Ciclo etrusco-corinzio dei Rosoni, un aryballos (vetrina 1, n.5) con uccello acquatico dal corpo ovale del Ciclo degli Uccelli, un aryballos corinzio (vetrina 1, n.5) con una decorazione dipinta costituita da due sfingi affrontate, disposte ai lati di un volatile dal lungo collo sinuoso, e due felini sul lato opposto, della fase transizionale del Protocorinzio. La ceramica figurata di stile orientalizzante è ben rappresentata dai due splendidi anforoni dipinti, datati tra il 650 ed il 625 a.C., attribuibili ad un’artista non altrimenti noto, battezzato “Pittore di Trevignano” (vetrina 2, n.1 e vetrina 3, n.1); il repertorio iconografico di questi due vasi è di matrice orientale, siro-fenicizzante e protocorinzia, largamente diffuso in Etruria soprattutto durante la seconda metà del VII sec. a.C., non solo nell’ambito della ceramica figurata ma anche nel bucchero.
Nella tomba erano stati deposti anche molti oggetti in bronzo, decorazioni e monili in argento e oro. Il corredo della tomba dei Flabelli (675-600 a.C.), composto da più di 70 reperti, conservava al suo interno un flabello bronzeo e due carri, di cui restano molti frammenti, di uno dei quali sarà visibile, a breve, la ricostruzione, operata da Adriana Emiliozzi.
Indubbiamente i personaggi deposti nella tomba dovevano ricoprire un ruolo dominante nella società locale; anche l’uso del rito incineratorio riservato a due dei defunti, attribuisce un’ulteriore caratteristica di eccezionalità al contesto tombale. Fra gli oggetti che componevano il corredo funerario quello che più di ogni altro è indicativo di uno status sociale elevato è certamente il flabello bronzeo, una sorta di ventaglio di origine mediorientale riservato soltanto ai capi e presumibilmente utilizzato nel corso di solenni cerimonie pubbliche. La forma del flabello e la decorazione geometrica a sbalzo sono molto simili ad un esemplare rinvenuto nella necropoli veiente di Monte Michele La tomba dei Flabelli, infatti, più di ogni altro contesto funerario di Trevignano ha mostrato indizi di stretti legami con l’area veiente: varie tipologie di manufatti provengono da fabbriche veienti, come le forme vascolari d’impasto bruno inciso e alcune tipologie di ceramiche dipinte figurate, ad esempio le anfore sub-geometriche tetransate,come anche i due carri precedentemente citati.
La suggestiva ricostruzione della tomba a fossa nota come “Tomba del Guerriero di Rigostano” è ospitata anch’essa in una delle sale del Museo. La tomba, risalente all’VIII sec. a. C., è attribuibile alla seconda fase villanoviana; la sepoltura è stata integralmente asportata dal luogo del rinvenimento ed è anche l’unico contesto di Trevignano in cui siano presenti armi (nelle tombe orientalizzanti sono stati rinvenuti unicamente coltelli). Il defunto è stato inumato con una spada corta, un pugnale e uno scudo, oltre ad oggetti personali come un rasio semilunato, alcune fibule ed un bracciale di bronzo. L’inumato era stato deposto con un bastone dal pomello di bronzo, indubbio simbolo di elevata posizione sociale.

Recentemente (si parla del 2004), il 17-18 aprile u.s., il Centro Culturale di Trevignano Romano ha ospitato la mostra documentaria “Laghi e città—Territori a confronto. Gli insediamenti etruschi di Trevignano Romano e di Civita d’Arlena”. L’esposizione sarà presentata nuovamente a Montefiascone dal 25 al 29 maggio prossimi.

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