Nella necropoli di Trevignano il segreto dell’antica Sabazia? L’enfatico titolo del quotidiano “Avanti” dell’ottobre 1965


Riporto, qui di seguito un articolo tratto dal quotidiano “Avanti!” dell’8 ottobre 1965, a soli circa due mesi di distanza dalla scoperta delle prime tombe principesche a Trevignano Romano.

Scrive il cronista:

“Erano i primi dell’agosto scorso, quando le agenzie trasmisero la notizia della fortuita scoperta di due tombe etrusche in un appezzamento privato alla estrema periferia di Trevignano. E subito apparve evidente l’importanza eccezionale del ritrovamento, sia perché vennero alla luce reperti di insperato interesse, sia perché (essendo state, in passato, scoperte altre tombe nella zona) si trattò della più chiara dimostrazione della esistenza di una necropoli di vaste proporzioni.

Ricordiamo che iniziammo il “pezzo”, quel giorno, con queste precise parole: “Trevignano seconda Cerveteri?”. Forse, a qualcuno potè sembrare una esagerazione. Il fatto è, però, che neppure ventiquattro ore dopo, le agenzie trasmisero una dichiarazione del dott. Giovanni Colonna, della Soprintendenza alle Antichità e Belle Arti dell’Etruria Meridionale, nella quale testualmente si affermava: “Il ritrovamento è di notevole importanza archeologica. Si tratta di una tomba ipogea di epoca etrusca a due camere, scavate nel tufo, con quattro letti funerari sui quali sono stati deposti dieci corpi…La distribuzione dei mobili e degli oggetti di abbigliamento si è rivelata assai importante per identificare il loro impiego, spero ancora oscuro…” ecc. ecc. Non solo: in diversi ambienti competenti si arrivò perfino a congetturare, sostenendo la tesi con valide argomentazioni, che, con ogni probabilità, era stata addirittura scoperta la necropoli dell’antica Sabazia, che fu il centro etrusco più importante nei pressi del lago di Bracciano.

Un ritrovamento, dunque, che avrebbe potuto avere tutte le carte in regola per esplodere come una bomba nel campo dell’etruscologia, una materia – com’è noto – in più parti ancora avvolta in un fittissimo mistero. Come non intervenire immediatamente per delle ricerche approfondite e sistematiche? Proprio questo fece la Soprintendenza alle Antichità e Belle Arti dell’Etruria Meridionale (…). Soltanto il 4 ottobre scorso, si è tornati a parlare delle tombe etrusche di Trevignano ma con alcune voci che hanno lasciati perplessi noi ed alcune personalità che si erano interessate ed appassionate alla vicenda, fra le quali il nostro compagno Giuseppe Bruno. Queste voci sostenevano che gli scavi erano stati sospesi e sarebbero stati ripresi in seguito, in altre zone perchè si trattava di una necropoli di valore modesto rispetto alle altre laziali e toscane.

Come non rimanere perplessi? Si affermava, infatti, che gli scavi sospesi in quella zona, sarebbero stati ripresi altrove. E perchè, di grazia, se i ritrovamenti sono stati fatti proprio in quella zona? Come voltare le spalle ad una sorgente ed andare a cercare l’acqua dove è molto più probabile che non ci sia?

Per avere una risposta a questi interrogativi, abbiamo voluto recarci sul posto in compagnia del presidente dell’EPT di Roma, Travaglini, e del sindaco di Trevignano, (Antonio) Luciani, i quali, poco prima, avevano partecipato ad una riunione presso la Soprintendenza alle Antichità e Belle Arti dell’Etruria Meridionale. Alla riunione erano stati chiamati anche un rappresentante del Ministero della Pubblica Istruzione e i proprietari dei terreni interessati agli scavi.

Obiettivamente non è che il nostro sopralluogo sia servito a farci impossessare dell’intero bandolo della matassa. Un fatto, comunque, abbiamo appurato con la massima chiarezza: un fatto che – in buonissima parte – comincia a spiegare il significato delle voci che ci avevano lasciati perplessi.

Si tratta, dunque, di questo: i proprietari del terreno dove sono venute alla luce le tombe etrusche avevano deciso di lottizzare il loro appezzamento. La scoperta della necropoli, avvenuta inattesa ed improvvisa, si è dunque rivelata dannosa per loro. Di qui il tentativo di minimizzare la vicenda e la diffusione di voci su un preteso scarso valore archeologico delle tombe e sulla necessità di spostare altrove gli scavi.

(…) (Nell’incontro di ieri mattina presso la Soprintendenza) , dopo una vivace discussione, si è deciso che gli scavi non saranno affatti sospesi, ma regolarmente proseguiti fino a tutto ottobre. Dopo queste nuove ricerche, il soprintendente stilerà una relazione per il Ministero della Pubblica Istruzione, che prenderà la decisione più opportuna in merito all’interesse o meno dei ritrovamenti e, quindi, in merito all’opportunità di vincolare o meno – secondo le norme di legge – il terreno interessato.

Molto bene. Soltanto vorremmo che le ricerche proseguissero a ritmo più intenso, con più decisione, con maggiori mezzi a disposizione. Ieri, quando ci siamo recati sul luogo degli scavi, abbiamo trovato soltanto tre operai, i quali, fra l’altro, non ci sono apparsi neppure troppo indaffarati. Non solo: ma lo stesso sindaco di Trevignano ci ha dichiarato che, ultimamente, gli scavi sono andati ad una profondità massima di due metri; assai pochino, come si può ben immaginare anche da profani, per pretendere di trovare delle tombe etrusche.

I ritrovamenti, ci ha detto il dott. Luciani – dimostrano già con evidenza l’esistenza di una vera e propria necropoli. Gli scavi successivi, quindi, avrebbero dovuto essere eseguiti con la massima diligenza. Invece, sono stati eseguiti all’acqua di rose. Anzi, sono stati fatti proprio in modo che si potesse dire: abbiamo sondato, ma non è venuto fuori nulla. E’ dunque comprensibile che non si sia soddisfatti di come siano andate le cose. E ci ha meravigliato il fatto che, nella riunione di ieri mattina presso la Soprintendenza, sia stato negato al Comune di Trevignano di condurre direttamente gli scavi  e perfino di assistere a quelli che verranno eseguiti.

Una cosa seria, come si vede. Tanto che l’EPT di Roma ha dichiarato al soprintendente di essere pronto ad un suo contributo per assicurare il proseguimento e la serietà degli scavi. Ci auguriamo altrettanti tempestivi interventi da parte di tutti gli organi competenti, ognuno per il suo specifico ramo di competenza.

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