Il traffico illecito di reperti a Trevignano Romano


Trevignano Romano, così come tantissime altre località non solo della Tuscia ma anche del resto d’Italia, ha sempre subito l’azione di singoli tombaroli o di gruppi più organizzati di persone senza scrupoli che hanno razziato le ricche tombe etrusche del territorio.

Nel libro di Ofelio Maciucchi, “Trevignano Romano. La storia”, sono pubblicate le foto di alcuni reperti che purtroppo sono stati esportati fuori dai confini nazionali e che provenivano dalle necropoli di Trevignano:

                      

Una perdita non più recuperabile per la documentazione archeologica dei contesti funerari depredati, dei quali non sarà più possibile risalire alla composizione originaria nè e al luogo preciso del rinvenimento.

A proposito di questa piaga, queste sono le parole di Massimo Pallottino, pronunciate in occasione dell’inaugurazione della mostra di Viterbo “Nuovi Tesori dell’Antica Tuscia” (1971):

Una buona metà degli oggetti di scavo provenienti dall’Italia, esportati clandestinamente e venduti sui grandi mercati stranieri, proviene dal territorio della Tuscia. Questa piaga è sempre più sanguinante…Non si tratta soltanto del saccheggio dei sepolcreti delle zone interne e meno sorvegliate del viterbese (per esempio Bisenzio, Ischia di Castro, ecc.), ma anche delle frange della necropoli delle grandi città etrusche della fascia costiera, cioè di Cerveteri, di Tarquinia, di Vulci. La sorveglianza degli uffici della Soprintendenza non è purtroppo sufficiente, per quanti sforzi si facciano, ad arrestare o contenere il dilagare di queste operazioni illecite; né l’azione repressiva dei carabinieri e della polizia può dare i frutti che si desidererebbero, tenuto conto anche del tipo di sanzioni previsto dalle leggi vigenti e delle procedure giudiziarie inidonee. Non serve molto recuperare attraverso i sequesti materiali confusi e di incerta provenienza, i quali costituiscono i resti senza valore di spoliazioni già avvenute. Meglio sarebbe prevedere un’azione sistematica di tutela preventiva mediante l’istituzione di posti fissi della Guardia di Finanza, che ha già dato così buona prova a Vulci.

Ma è evidente che questa salvaguardia non potrà mai attuarsi efficacemente senza la diffusa coscienza popolare che la distruzione delle ricchezze del sottosuolo è un’offesa ai beni di tutti, e che perciò occorre isolare in ogni modo i loro attentatori. E’ superfluo che io ricordi quanto è stato già più volte detto ed illustrato, che qui non si tratta soltanto di illegali sottrazioni di cose che sono proprietà dello Stato – le quali spesso, perdute per l’Italia, vanno ad arricchire mercanti e collezioni straniere senza alcun corrispettivo -; ma si tratta soprattutto del brutale annientamento di insostituibili dati di conoscenza della nostra storia e della nostra civiltà. Gli scavi incontrollati fatti a scopo di rapina equivalgono alla distruzione delle pagine di un libro di storia prima che esso sia letto, in modo che esso non potrà mai più essere letto. Credo perciò che ogni cittadino onesto e consapevole dovrebbe concorrere ad impedire questo massacro, o non prestarsi a favorirlo (ciò che può avvenire anche nell’atto apparentemente irrilevante di acquistare qualche “coccetto” di scavo clandestino!). Noi vorremmo appellarci proprio al senso di geloso attaccamento dei Viterbesi e degli abitanti della Tuscia per le memorie patrie, e al loro sentimento civico“. (Massimo Pallottino)

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