La mia tesi di laurea


La tesi di laurea “Trevignano Romano: la necropoli dell’Olivetello” di Caterina Pisu, analizza tutto il materiale archeologico proveniente dagli scavi della necropoli dell’Olivetello eseguiti tra il 1965 e 1968. Il materiale studiato è tuttora inedito, ad eccezione della tomba dei flabelli di cui Mario Moretti pubblicò una descrizione nel catalogo “Nuovi Tesori dell’Antica Tuscia”, Viterbo 1970, poi pubblicata da Caterina Pisu nella guida del museo civico, “Trevignano Romano: museo civico e area archeologica” (2002).

La tesi esamina 23 contesti tombali e 375 reperti. Tutto la documentazione grafica dei reperti è di Caterina Pisu.

Titolo:

Trevignano Romano: la necropoli dell’Olivetello

Relatore:

Prof.ssa Gilda Bartoloni

Correlatore:

Dott.ssa Luciana Drago

Referente della Soprintendenza Archeologica per l’Etruria Meridionale:

Dott.ssa Ida Caruso, Archeologo Direttore

Anno Accademico:

1996/97

Ateneo:

Università degli Studi di Roma “La Sapienza”

Indice:

1. Premessa

2. Introduzione; 2.1 Geomorfologia del territorio; 2.2 Ambiente fisico ed economia; 2.3 Storia degli Studi

3. Le vicende storiche; 3.1 Età del bronzo; 3.2 Prima Età del Ferro; 3.3 Fase orientalizzante e arcaismo maturo; 3.4 Dalla tarda fase arcaica all’età romana repubblicana e imperiale

4. La necropoli dell’Olivetello

5. Catalogo

6. Tipologia

Nell’ambito dell’analisi tipologica della ceramica e degli altri manufatti presenti nei corredi tombali è stato adottato il seguente schema di classificazione:

– gli oggetti sono stati distribuiti in tre classi principali: la ceramica, comprendente impasto, bucchero, ceramica d’imitazione (suddivisa a sua volta in ceramica italo-geometrica, ceramica etrusco-corinzia. ceramica di imitazione ionica, ceramica etrusca con decorazione a fasce, ceramica acroma, ceramica sovradipinta, ceramica a vernice nera); i metalli (bronzo e ferro); altri materiali (ambra e pasta vitrea).

– le famiglie, che raggruppano le varie forme sotto specifiche denominazioni (oinochoai, kantharoi, ecc.), sono elencate in ordine alfabetico anteponendo forme chiuse a forme aperte, e contraddistinte da un numero arabo.

– i tipi, individuati in base a determinate specificità della forma, contraddistinti da una lettera maiuscola.

le varietà, distinzioni nell’ambito dei tipi, indicate da un secondo numero arabo, e le varianti, che indicano ulteriori particolarità di alcuni oggetti nell’ambito di una varietà, indicate da una lettera minuscola.

Nella schedatura tipologica è inserita una descrizione delle principali caratteristiche dei tipi, delle varietà e delle loro varianti, seguita dall’indicazione delle presenze nei constesti tombali; i confronti sono ordinati secondo un criterio geografico, iniziando dalle aree limitrofe per continuare con eventuali aree più distanti.

7. Cronologia

8. Note conclusive

L’inquadramento cronologico della necropoli dell’Olivetello fra l’Orientalizzante recente e l’Arcaismo maturo corrisponde ad un periodo storico in cui tutta l’area compresa tra Caere e S. Giovenale, che possiamo estendere fino alla zona orientale del lago di Bracciano (1), viene organizzata sotto il controllo politico e amministrativo di Caere, con la creazione di numerosi “centri satellite” dislocati in punti strategici, a controllo delle più importanti direttrici commerciali o in zone di confine (2).

La dipendenza politica ed economico-culturale di Trevignano da Caere emerge chiaramente attraverso la documentazione materiale della necropoli dell’Olivetello, soprattutto nella fase del suo maggior sviluppo, tra la fine del VII e la prima metà del VI sec. a.C.: la tipologia degli impasti e dei buccheri è spesso “standardizzata”, con forme molto comuni in Etruria e nelle zone limitrofe, ma Caere è sicuramente uno dei più importanti centri di produzione soprattutto per alcune categorie ceramiche presenti nella necropoli dell’Olivetello, come l’oinochoe di tipo fenicio-cipriota 2.A, la cui versione ad aironi incisi sulla spalla è considerata tipicamente ceretana, olle e piatti in “red-ware” (tipi 3.B e 11.A), la kotyle 26.A e i calici di bucchero 23.C.

Caere fu anche centro produttivo e irradiatore di alcune classi di ceramica geometrica e italo-corinzia, di cui si trovano alcuni esempi a Trevignano: la coppa su piede a decorazione sub-geometrica 36.A, le anfore 34.A.1 e 34.A.2 attribuite al Pittore delle Gru (3), piatti “ad aironi”, gli anforoni etrusco-corinzi 38.A e a “teorie di animali”, gli alabastra 39.C e gli aryballoi 40.A e 40.C decorati “a squame”, a fasce e a fasce e punti (4). Trevignano Romano in questa fase presenta anche molte affinità culturali con altri centri del territorio cerite, soprattutto San Giovenale, San Giuliano e, per taluni aspetti, Tolfa (5). Si rilevano alcune affinità anche con i centri di aree limitrofe, come Poggio Buco, nel territorio vulcente, importante punto di riferimento della via interna che collegava l’Etruria settentrionale con le zone della bassa valle del Tevere e il Lazio (6); Colle del Forno e Poggio Sommavilla, nella Sabina tiberina, anelli di congiunzione fra l’Etruria, l’area falisco-capenate e il Lazio (7); le aree più interne dell’Umbria. Più occasionali sembrano i contatti con Tarquinia e con i centri del suo territorio, alla cui produzione ceramica sono da riferirsi il vaso gemino 5.A e forse l’askos geometrico 35.A, collocabili nella prima fase di utilizzo della necropoli dell’Olivetello. Prove materiali di rapporti con Veio e con l’area falisca sono documentabili in tutto il periodo di frequentazione della necropoli dell’Olivetello, ma si concentrano soprattutto nella tomba dei Flabelli, soprattutto nella prima fase del suo utilizzo (seconda metà del VII – sec. a.C.): sono sicuramente di importazione veiente le tazze e i kyathoi di impasto bruno (tipi 10.A, 10.B, 15.A e 15.B), da collocarsi nel terzo quarto del VII sec. a.C. Nello stesso periodo sono inquadrabili i kantharoi carenati 9.A, il piatto “ad aironi” “white on red” 37.A.3, l’unico in tutta la necropoli con questo particolare tipo di decorazione, l’olla a protomi di grifo 3.D.2, l’holmos 15.A e i flabelli bronzei, mentre le anfore tetransate 34.B, anch’esse di produzione veiente, sono più tarde, databili al primo trentennio del VI sec. a.C. La presenza cospicua di materiali importati da Veio e dall’area falisca, concentrati soprattutto in una sola tomba e nella fase iniziale di formazione della necropoli dell’Olivetello, permette di avanzare varie ipotesi: dato la connotazione principesca della tomba dei Flabelli, è possibile che i proprietari, avendo una posizione dominante all’interno della comunità locale, svolgessero una funzione di controllo sui commerci verso le aree interne, e in particolare con l’area veiente e falisca, ruolo che, probabilmente, hanno mantenuto per vari decenni, come attesta la presenza delle anfore tetransate veienti. Non si può escludere anche l’ipotesi di un’origine allogena di questo gruppo dominante, proveniente forse dall’area veiente o falisca, e stabilitosi a Trevignano, probabilmente a seguito di unioni matrimoniali con esponenti della comunità locale. A sostegno di quest’ultima ipotesi c’è da evidenziare il fatto che altre tombe dell’Olivetello, coeve o più antiche della tomba dei Flabelli, non presentano materiali di fabbricazione veiente e falisca, pur tenendo conto, ovviamente, della mancata integrità della maggior parte dei contesti rinvenuti, soprattutto a causa della depredazione di scavatori clandestini.

A causa di ciò è anche problematico stabilire se il fenomeno della compresenza dei riti inumatorio e crematorio all’interno di tombe a camera, come si riscontra durante il VII secolo, per esempio a Cerveteri, a Veio, nell’agro falisco e nel lazio (8), sia documentabile anche a Trevignano. La presenza di numerosi frammenti di ossa umane in due grandi olle bugnate appartenenti alla tomba 9 potrebbe essere spiegata, in mancanza di ulteriori precisazioni, con l’effettivo uso del rito incineratorio nell’ambito di uno stesso gruppo famigliare. Circa l’uso di semplici olle come cinerari, un confronto è individuato a Caere, nella necropoli della Banditaccia, durante il VI e il V sec. a.C. (9).

I dati cronologici e materiali emersi dall’analisi dei corredi funerari dell’Olivetello, confermano l’appartenenza del sito al territorio ceretano nell’ambito del quale è probabile che Trevignano svolgesse una funzione di collegamento tra Caere e i territori interni dell’area tiberina, favorendo gli interessi economici e politici della polis. Pertanto, pur essendo vicina alle aree veiente e falisca, di cui abbiamo potuto rilevare la presenza di alcuni elementi culturali soprattutto nella tomba dei Flabelli durante la seconda metà del VII sec. a.C., Trevignano risulta maggiormente inserita nella dinamica di rapporti che caratterizza il territorio ceretano. Come altri centri minori, quali San Giuliano e Tolfa, anche a Trevignano la documentazione archeologica si riduce sensibilmente alla fine del VI sec. a.C., in concomitanza con la grave crisi politica, economica e sociale che coinvolge Caere e il suo territorio in quel momento storico (10). Il fenomeno del graduale abbandono del sito sembra perdurare anche nel IV e nel III sec. a.C., fase in cui nella necropoli sono documentati pochi oggetti in ceramica a vernice nera e sovradipinta depositati in tombe più antiche, le cui prime deposizioni risalgono all’ultimo quarto del VII sec. a.C. (tomba 4 seconda fila, tomba 5 seconda fila e tomba 6 seconda fila), indice di un probabile riutilizzo occasionale (11).

9. Abbreviazioni bibliografiche

10. Indice

Note

(1) Barbieri 1992, p. 220, con note 14 e 15

(2) Rendeli 1993, p. 348 ss.

(3) Martelli 1987, p. 2 ss.

(4) Coen 1991, p. 111 ss.

(5) Un dato di particolare interesse è la presenza della tazza antropomorfa 22.A nella tomba 5, simile ad un esemplare rinvenuto a Tolfa nella necropoli del Ferrone (Rendeli 1996, p. 72, tav. XXVI, n. 7; tomba 9 del Ferrone)

(6) Colonna 1973, p. 45 ss.

(7) Roma 1973, p. 8 ss.

(8) da ultime Coen 1991, p. 119 ss.; Drago Troccoli 1998, p. 274 ss.

(9) Coen 1991, p. 128

(10) da ultimo Rendeli 1993, p. 366 ss., con bibliografi precedente.

(11) Drago Troccoli 1998, nota 93, p. 273

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